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Gilgul, la ruota degli eventi nel ciclo della vita

GilGul, la ruota degli eventi nel ciclo della vita

 
È il tema che più affascina l’inconscio umano: esiste una ruota su cui avviene il processo di sviluppo delle anime. Forse questo significa che le anime si trasformano nei corpi, per lasciarli e ritrovarne altri? Transmigrazione, vita-morte-rinascita … sì, il passaggio intuitivo verso il concetto di reincarnazione è breve. Ma la spiegazione di questa ruota e del suo ciclo non è così ovvia. GilGul è la parola che riassume  questo complesso ruotare degli eventi nel ciclo della vita.
 
Gilgul è una parola della lingua ebraica che ritroviamo spesso. Il suo significato è appunto “ruota”.
E’ composta da 2 coppie di lettere: Ghimel e Lamed (גלגל) che producono il valore numerico 66.
E’ una parola estremamente “potente” perchè è la ghematria di un concetto che esprime i tre principali tempi del verbo essere (collegato alla vita): era, è, sarà (היה הוה יהיה)
 
Come per dire: “la ruota della vita è eterna“.
 
Si parla spesso di Gilgul Neshamot oppure Gilgulei Ha Neshamot: il termine significa semplicemente “ciclo”. Con נשמות (Nesahmot, “anime”), diviene quindi “ciclo delle anime“.
 
Il significato di GilGul è qualcosa che Rabbi Isaac Luria (sec. XVI) elaborò apprendendo gli insegnamenti di kabbalah pratica più vicini alla tradizione popolare, yiddish e ashkenazita, dove il concetto di transmigrazione viene visto in tutte le forme della natura .
Rabbi Luria collega al concetto di Gilgul le Nizozot ha-neshamot, le “scintille delle anime” (ניצוצות), per indicare che sono piccoli bagliori di luce che si spengono e che si riaccendono attraverso un ciclo di eventi fatto di luce e di tenebre che si alternano.
 
La vita di ogni essere umano è un alternarsi di luce e tenebre, momenti di felicità e dolore, entusiasmo e tristezza, espressione e apaticità. Ecco nell’arco della vita il ripetersi di queste scintille che, per legge naturale delle cose e degli eventi, illuminano l’esistenza per un istante, dopo il quale lasciano posto a quel mondo che verrà in cui non possiamo “produrre nuovi tipi di energia”.
 
La “non vita” è la parte contrapposta della vita: solo nella vita, dentro il nostro corpo possiamo produrre continuamente contrapposti tipi di energia (emotiva, mentale, psichica, fisica, spirituale) che tracciano e delineano il nostro “carattere personale”. Il “dopo” è assenza di energia, una dimensione di assenza “costruzione della creazione”.
 
Il GilGul nella nostra vita è una ruota in cui noi produciamo il nostro carattere personale*, eppure è anche una ruota più grande dalla quale giunge e fluisce la nostra anima e la nostra coscienza in questa esistenza. Quello che conta quindi è il – come – compiamo il viaggio della nostra esistenza.
Vivere qui e ora , cogliere gli insegnamenti delle anime che incontria sul nostro cammino, attivare nuove energie di armonia.

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(*) la Kabbalah pratica interviene attivamente in questa “ruota” – per informazioni v. il Seminario del Gilgul

 

 

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  1 comment

  1. Michela Borin   •  

    Il lavoro sul Gilgul del 2 e 3 settembre è stato un ricominciare da capo a mettere a posto le cose della mia vita ma su un livello più alto. Vengono come dei lampi di luce su situazioni del passato da riconsiderare, la consapevolezza dei miei errori e una nuova visione su di me e sugli altri. Esce la domanda: qual è la mia vera personalità, la mia parte più profonda e più vera? E con questa domanda si rivelano le influenze degli altri, le cose che credevo mie e che non mi appartengono, quello che ho fatto mio ma che non lo è. Inizia un lavoro di pulizia, un disincrostare psichico.

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