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Il giorno del giudizio

Il seme

Per far crescere un albero, il seme si insedia al buio nella terra. Se la terra è arida, rimane dormiente fino a quando viene bagnato dall’acqua. Quando accade, l’acqua inizia a nutrirlo e il suo guscio protettivo si apre. E’ in quel momento che ha  inizio il processo di crescita della pianta. Una parte di essa si svilupperà nella terra oscura attraverso le radici, un’altra uscirà in superficie per andare alla ricerca della luce.

Il seme tuttavia col suo DNA, aveva già in sè l’intenzione di conservare questa doppia esigenza.

Se vogliamo produrre una vita capace di elevarci verso la luce, non ci si può astenere dall’affondare le proprie radici nella terra. Il fine è sempre uno: aprirci al di sopra delle nostra vita “ovattata” per divenire parte di una vita nuova, luminosa, che si espande e genera nuova vita.

Il Giorno del Giudizio Yom Ha Din

Tutto questo insegnamento, trova un momento importante nell’anno: è Rosh Hà Shanà.

Rosh Hà Shanà è conosciuta anche con il nome di Yom Ha Din (“Giorno del Giudizio“).

Ma non è da intendersi come tema “apocalittico”, bensi al contrario: un’occasione di consapevolezza su come interagiamo nella vita.

Rosh ha Shanà “il giorno del giudizio”?

Secondo la tradizione più antica è un momento nell’anno in cui le energie sottili del mondo fisico (magnetiche, elettriche, chimiche, radio etc.) vanno a riallinearsi per reimpostarsi sul ritmo di una nuova stagione (il nuovo anno). E l’impostazione di partenza si basa sul “come” quelle energie sono state utilizzate fino a quel momento.

E’ un pò come dire: quel seme da cui è nata la pianta,
come si è sviluppato nei 12 mesi passati? ha prodotto
una pianta elevandosi fino a… , ha affondato le radici
fino a…., ha utilizzato tutta l’acqua che è piovuta …

La volontà del seme

Nei giorni che precedono la festa, Rosh Ha Shanà raccoglie in sè una dimensione temporale molto particolare, in cui possiamo far subentrare tutte quelle componenti mentali, psicologiche, morali ed tutte quelle che possono incidere sulle modalità di sviluppo futuro personale, di chi ci circonda o perfino di un paese.

Negli ultimi due giorni che preparano questa festa – sceondo la varie tradizioni della Kabbalah – una persona ha la facoltà di riscrivere la propria storia personale (così come il “campo” di realtà in cui siamo immersi). Le modalità di questa pratica si basano sull’utilizzo di forze energetiche che non conosciamo. Tramite strumenti di meditazione e la volontà stessa della nostra coscienza collettiva, queste si attivano e possono trasformare la realtà di un giudizio, in amore e benedizione per il futuro.

Passa tutto attraverso una volontà di rinascita del sentire profondo. Si rivela quando veniamo colpiti da quel “sentire” il nostro cuore si sta “espandendo” e sta per congiungersi a ciò che prima era separato.

Quando accettiamo questo “sentire” e ci apriamo, generiamo un effetto di “contagio positivo” che allontana il giudizio (che  divide) e ci riconnette all’energia che ci accomuna nella vita.

Così – nello stesso modo –  il Giorno del giudizio è solo nostro: lo creiamo nella realtà nello stesso modo in cui desideriamo immaginare la nostra storia personale, la nostra vita. Oscura o luminosa.

 il seme che abbiammo interrato possiamo innaffiarlo ogni giorno,
quando però celebriamo una data che ce lo ricorda,
sappiamo riconoscere il valore delle nostre azioni.

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  1 comment

  1. Jozé   •  

    Bello conoscere le numerose occasioni che ci offre questo periodo di feste ebraiche per fermarci a mettere a fuoco cio che desideriamo portare in qs nuovo anno, sapendo che ora per noi è disponibile una quantità di Energia speciale proprio per questo! Chi altro ha voglia di festeggiare Sukkot?

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