I simboli nella Kabbalah

I simboli sono da sempre l’espressione più vicina agli aspetti umani più sacri e profondi.

Di certo la tradizione ebraica e l’insieme di testi sacri e commenti sono impregnati di simbolismi di ogni genere: astri, piante, animali, fiori, frutti, elementi fisici e racconti sanno custodire in modo eccellente l’essenza stessa di questa tradizione.
Il linguaggio dei tresti sacri e sapienziali è ricchissimo di simboli, a cominciare dalla Genesi dove il racconto è un susseguirsi di simboli abbinati che producono racconto ispirati, evocativi, pregni di allegorie, metafore e insegnamenti che abbondano di significati di ogni tipo.

Sole, luna, acqua, pesci, balene, piante, melograni, serpenti, uccelli: non esiste animale o pianta o fiore o cosa in natura, che non raccolga in sè un significato simbolico.

Con tanta abbondanza, sorge spontanea la domanda: quale valore hanno i simboli nella Kabbalah?

In ogni tradizione – kabbalah compresa – i simboli ci portano ad intuire aspetti più profondi della vita. Essi immergono i nostri pensieri in un labirinto dal quale è sempre più complesso cogliere il sentiero che ci permette di penetrarne il segreto. Tuttavia nella Kabbalah esiste un “linguaggio-codice” – composto da tre valori caratterizzanti le Lettere dell’AlephBet: il numero, la forma e il suono. Sono questi gli strumenti fondamentali della Kabbalah e, attraverso questi, è possibile avvicinare la nostra coscienza ad un piano più essenziale della vita. Un piano dove impariamo ad abbandonare tutti gli schemi mentali che ci impediscono di liberare la nostra essenza – l’anima – per vivere esperienze più autentiche, meno duali, meno soggette alla contrapposizione tra il bene e il male, meno intrise di concettualità e tanto meno dolorose nei nostri quotidiani processi di scelta.

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I simboli nella Kabbalah vanno dunque colti… per essere abbandonati.

La chiave del mondo simbolico va vissuta come un insegnamento che ci aiuta ad abbandonare progressivamente il linguaggio con cui segmentiamo tutto ciò che osserviamo, inizialmente dal punto di vista simbolico, poi dal punto di vista filosofico e infine anche dal punto di vista più profondo ed esoterico.

E poi?
…vivere appieno la dimensione completa del nostro essere, acquisire una maggiore consapevolezza, una dimensione in cui non esiste altro che unità e connessione con la vibrazione di luce permanente che alimente e crea la vita. Bereshit, la creazione.

Chi accede e ritorna da questo piano, sa che nessuna parola e sopratutto nessun simbolo può esprimere l’essenza di quell’esperienza. Tutt’al più può solo ricordarla. Per questo motivo i simboli continuano ad abbondare nella vita degli esseri umani: ne abbiamo bisogno per imparare ad oltrepassare il continuo tentativo di possederli …e quindi di essere posseduti – impedendoci di liberarci all’unione del tutto.

 

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