Il Divorzio dei Nomi

La frantumazione delle origini del mondo

E’ da qui che prende origine il lavoro dei Nomi , il Get Ha-Shemot (il Divorzio dei Nomi) in cui Abraham Abulafia (1240-1291) accenna alla pratica sapienziale che esercita l’essere umano nella scelta di “calarsi” in una via di trasformazione interiore in cui impariamo a incidere, pesare, chiamare, sostituire e combinare le lettere dell’AlephBeit.

E’ la tradizione profetica della Kabbalah, uno degli insegnamenti più misteriosi e profondi che si può ricevere attraverso un lungo lavoro che poggia su tutte le caratteristiche di un essere umano, la sua età, la sua dimensione di vita, il suo tempo, le sue virtù, i suoi vizi e le sue qualità, la sua passione, i suoi talenti e la sua attitudine.

Attraverso il Divorzio dei Nomi si corregge la centralità della nostra coscienza. Ritroviamo un piano più profondo nel quale apprendiamo a procedere lungo la via intrapresa (*), abbattendo progressivamente gli schemi che poniamo tra il nostro sentire più tra l’alto e e quello più basso. Ci educa per divenire canale, per favorire quel flusso vitale da ciò che circonda ogni cosa, quel firmamento e quei salici, il Rakia, (רקיע) 371 e Aravot (ערבות) 679 ,  il cui insegnamento è stato inciso nelle lettere di alcune ruote la cui pratica rimane uno dei segreti più affascinanti della Kabbalah profetica.

… Il Divorzio dei Nomi e la frantumazione delle origini del mondo

Siamo nati grazie all’unione di una doppia realtà. Ed è solo la congiunzione che  consentirà nuova divisione.  Scissione – unione: tutta la vita che conosciamo dipende da questo ritmo, “scissione-unione” . Dentro di noi portiamo la coscienza di questo continuum. Un evento che oltrepassa l’orizzonte del dove siamo e del tempo che viviamo.

La “frantumazione” è verità impermanente di Bereshit. Quando ne siamo coscienti, riusciamo a “reggerla”, ma per poco: è la vita stessa a richiamarci sul piano del qui e ora.

Nella nostra crescita interiore c’è però quella che i mistici chiamano  “scala”, cioè quel processo invisibile che ci eleva e che è presente in ogni istante. Si manifesta tutte le volte che siamo chiamati a scegliere tra il vivere e il divenire, tra l’avere o l’essere, tra il conoscere o il fare. Per apprendere la sottile arte del saper intersecare i loro due modi opposti di rappresentare la realtà riceviamo il dono del dubbio.

Quando accade, il mondo che unisce la nostra unità originaria comincia a frantumarsi. Lo stato della nostra coscienza diviene esperienziale, ed è il momento in cui la sapienza della Kabbalah trova posto nella nostra vita.

Tutto si manifesta nel nostro intelletto: il grande piano della restrizione e il respiro della vita si riflettono ogni volta, provandoci, quando le due dimensioni si manifestano.

Cogliere il punto nell’essenza

Nel mezzo di questa esperienza possiamo risvegliare una capacità umana intellettiva non soggetta alla dualità, che inizia da quella percettiva del corpo, per poi andare oltre, verso la qualità intellettiva e tutte le sue facoltà, quella Nefesh in cui ci si apre oltre qualsiasi schema che si frappone tra l’essere e la nostra unità originaria.

E’ un lavoro verso l’essenza interiore, attraverso cui favoriamo l’attivazione delle radici della “vera Kabbalah”. Ovvero quando lungo le vie della Merkava inferiore (פחות טנק מרכבה) ci orientiamo a trovare quella Chen (חן) che è grazia e saggezza nascosta, attributo fondamentale del מקובל (Mekubal, chi compie Kabbalah), affinchè possa compiere il lavoro di Tzeruf.

Il passaggio da frantumazione a Bereshit

In questa dimensione non si tratta più di tecnica, bensì di inizio del lavoro che viene trasmesso “dalla bocca”. Quasi tutta questa tradizione sapienziale sul Divorzio dei Nomi ci giunge dal Sepher Yetzirah. E il suo cammino va oltre la dimensione della concettuale delle parole. E’ su questo piano di lavoro che la Kabbalah pratica opera, ed il Divorzio dei Nomi è un passo fondamentale verso l’essenza che si pone oltre la dimensione concettuale. E’ un lavoro capace di rivelare alcuni aspetti originari correlati alla Genesi / Bereshit,  nei quali possiamo calarci quando il paradosso della duplice realtà da cui trae origine ogni cosa (o come quello che rispecchia il nostro respiro vitale, o il nostro retto pensare e il nostro retto agire) si scioglie per aprirci su un piano più elevato.

 

E’ un piano di pratica kabbalistica in cui l’universo del mondo di Briah cambia di continuo e ci rivela la vacuità con cui si tende a convalidare con criteri dottrinali o linguistici quegli schemi dai quali non vogliamo – per natura umana – distaccarci, e dentro i quali confinano, limitandoli, l’intelletto e le facoltà umane.

“Frantumare il mondo” in cui viviamo per aprirci su un piano più grande è un passaggio.  Non può esser compiuto per fede o per logica secondo la nostra volontà, ma per amorevole abbandono dell’una e dell’altra dimensione.

Ci prova psichicamente, e ci pone di fronte ad ostacoli intangibili, come concetti morali o idee, ma anche fisici, dove il nostro corpo e le regole che percepiamo limitanti. Si tratta comunque di dimensioni necessarie che mettono alla prova il nostro cammino di ricongiungimento all’unità integrale – il pardes che aspiriamo e che ci compie come “unici” in questa vita.

Così, attraverso invisibili fili, procediamo nel cammino verso il Nome quando impariamo ad abbandonarci senza abbandanarlo.

 

========

(*): il lavoro della Via della Rosa  si innesca anche nella pratica d’ attivazione del Divorzio dei Nomi.

 

Save

Save

Save

Save

Save

Save

Save

Save

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *