kavanah kabbalah pratica

Kavanah e il potere della parola detta

Esistono momenti in cui diventiamo consapevoli del potere delle parole.

Sono momenti che ci migliorano. Ci fanno migliori perchè ci avvicinano a quella parola che chiamiamo Kavanah  כַּוָּנָה . E’ una parola antica, trascritta nella Bibbia (Kumash) e che significa letteralmente “intenzione” o meglio ancora “sentimento-direzione sincero del cuore“. … qualcosa che ci chiede di raggiungere una particolare stato mentale.

Un momento particolare… quando accade?

non accade di sovente, tuttavia lo scopo innato di ogni essere vivente e coglierne il più possibile. Tuttavia quando ci accingiamo a coglierli ci sfuggono, perchè non sono momenti scontati. E quando ci capita di viverli, spesso non siamo in grado di viverli a pieno. In ogni caso sono momenti unici, e ce ne accorgiamo quando siamo in procinto di iniziare qualcosa di nuovo: l’attesa del primo colloquio di lavoro, l’istante in cui incontriamo la persona di cui siamo innamoratile ore che precedono la nascita di nostro figlio…in quegli attimi diventiamo cauti, attenti a tutto quello che ci circonda e soprattutto “sentiamo” che la nostra presenza in quel determinato luogo, in quel preciso momento, cambierà il corso della vita.

Sono momenti cruciali, in cui centelliniamo le parole. Sono i momenti in cui apprendiamo. Perchè illuminanti, e per la loro sovrabbondanza di “luce”, spesso non riusciamo a coglierli. Non riusciamo, perchè quello stato mentale che viviamo ci mette di fronte all’essenza delle nostre intenzioni.

L’essenza delle nostre intenzioni. Ecco l’occasione di accedere allo stato mentale di Kavanah.

Kavanah: l’intenzione perduta e ritrovata

Nella pratica più consueta Kavanah si manifesta quando si compiono esercizi di carattere spirituale, motivo per il quale spesso viene spicciatamente tradotta come “devozione” finalizzata principalmente nell’ambito della sfera religiosa della vita. Tuttavia Kavanah è un vero piano di coscienza esperienziale conquistato. Va oltre la devozione e in esso comincia a dominare la “capacità di ascolto-assorbimento emotivo“.

La preghiera è la forma più comune con cui possiamo sperimentarlo. Ma nel mondo della Kabbalah Kavanah diventa una pratica costante, capace di condurre la nostra coscienza nella dimensione dei significati più segreti che si celano ditro le lettere e le parole.

Attraverso Kavanah diventiamo più sensibili nel pronunciare le parole, perchè siamo consapevoli del potere dei loro suoni. E’ per questo motivo che il “gioco” delle permutazioni delle lettere può diventare una delle più potenti esperienze meditative.

Al di là degli insegnamenti sui vari tipi di Kavanah associati alle feste, ai rituali e ai  Siddurim (Libri di preghiera) che animano le argomentazioni degli esageti delle tradizioni giudaiche, Kavanah è una parola connessa a quello stato interiore in cui possiamo cogliere le “radici” – quindi l’orientamento naturale del pensiero, del sentimento e della volontà più profonda – che animano la nostra vita.

Kavanah: è un attimo.

Un attimo che ci esercitiamo a cogliere-ritrovare e dal quale stabilire e dirigere tutto noi stessi verso l’intenzione che più di tutte ci contraddistingue in quel preciso momento della vita.

Un istante-momento essenziale in cui viviamo le parole, l’istante più sincero e consapevole, che non si basa sulla devozione verso un’idea, bensì come punto d’inizio consapevole del potere della parola, che viviamo come espressione vivente di quella realtà di quell’istante.

Ed è su questo piano che opera la Kabbalah pratica: attraverso le permutazioni dei Nomi, impariamo a contrastare quelle forze interiori che ci separano dai mondi sottili: mondi che si rivelano quando le parole che pronunciamo diventao potenti attraverso lo stato di Kavanah.

 

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Nota:

l’insegnamento tradizionale Hasidico ricorda che in uno stato di profonda “consapevolezza” occorre cogliere l’unione contemplativa di tre aspetti: hitbonenut (la presenza del divino), la comunione con il divino (devequt), l’estasi nel percepire il divino  (hitlahavut). Questa devozione per il divino è Kavanah.

 

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  1 comment

  1. Margherita Ferrari   •  

    Questo è il racconto relativo all’ esperienza di percezione e di riflessione della giornata di ieri (ndr: sul lavoro di Kavanah). Ho scritto di getto mentre vivevo tutti passaggi che abbiamo fatto con le lettere e poi ieri sera ho messo tutto assieme ed è uscito questo: Essere o avere ? L’alternativa è l’intenzione. L’ intento è una grande Forza ed è ovunque, prendo come esempio la natura che è una grande maestra: i fiori delicati del ciliegio ci mostrano l’intenzione nella trasformazione dei suoi fiori in frutti , questo esempio ci fa capire che se noi mettiamo l’ intenzione entriamo in un movimento di azione che cj porta ad un cambiamento.Il lavoro di Kavanah del Fuoco è stato un cammino che mi collegata con la Sorgente attraverso il mio Sè. All’ inizio con i zeruf la sensazione era di confusione nella mente ( apertura) , è intervenuto il pensiero “attento” di fare bene , poi andando avanti mi sono detta “ha! ho capito( ma ero ancora sull’ avere) poi è arrivata la trasformazione attraverso un cambiamento interno, come quando l’ ago della bussola cambia direzione , in quel momento si è scardinato l’ ordine delle cose e l’ intento è diventato fiamma( Fuoco). L’ esperienza nej lavori successivi mi ha fatto vivere un tempo già vissuto ma comunque presente. Era un Fuoco di una cerimonia in un villaggio di indiani nativi d’ America seduta a Terra davanti al grande Fuoco e continuavo a cantare le lettere Hè Teth Samek … ho portato le mani verso il centro unite a coppa davanti a me e hanno iniziato a riempirsi d’ acqua che sembrava scendere da una dolce cascata fino alle mie mani per poi ricadere sulla Terra .L’ acqua scendeva dolce lenta come l’ immagine dell’ Arcano della Temperanza che richiede pazienza interiore ma accoglie senza farsi influenzare perchè è protetta dalla figura Angelica vestita di rosso e azzurro con il passaggio dell’Acqua con la presenza del Fuoco collegato alla Terra . Essere in equilibrio tra il principio maschile e quello femminile Chet con il Fuoco nel cuore.

    Margherita

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