Il Suono delle Lettere

Il Suono delle Lettere

La tradizione della Kabbalah si è quasi persa dentro le considerazioni accademiche. La ricerca e lo studio della Kabbalah, hanno alimentato nei secoli un profondo fascino sull’inconscio umano in tutta la civiltà occidentale. Tuttavia, quanti più studiosi e dotti discutevano intorno ai temi della tradizione originaria della Kabbalah, per intenderci quella dei profeti che avevano avuto l’esperienza di connessione con il divino, tante più divenivano le interpretazioni in merito a quella che rimane l’arte del “ricevere” il contatto diretto con la divinità.

Gli approcci alla Kabbalah sono quasi tutti condizionati da criteri e linguaggi la cui decodificazione spesso passa attraverso l’interpretazione delle parole composte dalle lettere, il più delle volte un’interpretazione intellettuale anziché spirituale, ovvero dettata dal suono. Molti rabbini e guide avvertono che è sì comunque il suono a trasmettere l’essenza del messaggio, ma anche una buona educazione al progredire con cautela, in quanto alcuni suoni, potenziano dentro di noi ciò che – senza un’adeguata preparazione e rigore – può determinare una profonda impressione sul nostro essere, al punto da cambiare la vita.

Questo perché la tradizione orale della Kabbalah insegna ed è ancora l’unica a trasmettere, quella capacità di alterare la dimensione dello spazio-tempo in cui ci collochiamo, e di conseguenza di produrre effetti immediati sulla nostra psiche, sul nostro pensiero, sul nostro piano spirituale, su quello dei nostri pensieri, su quello della nostra psiche, fino ad alterare perfino quel piano energetico da cui il nostro corpo dipende. Non è un caso che tutti noi, più di ogni cosa, sappiamo quanto le parole possono trasformare il nostro vivere quotidiano: basta un’approvazione e ci sentiamo meglio, basta una critica e ci chiudiamo. Ora, nella Kabbalah, questo approccio non dipende tanto dalla parola, tanto meno dai pensieri che comunichiamo, bensì agisce su un piano ancora più radicale, quello dei suoni che orientano sensazioni, energie, pensieri e inclinazioni più o meno spirituali.

Per questo la Kabbalah viene conservata spesso in ambienti di profonda spiritualità con segretezza, in quanto la sua arte può essere appresa quando si abbandona la tentazione e si conquista quella coscienza di “non interferire, né alterare il piano dimensionale per non subirne un immediato effetto su sé stessi”. In sintesi richiede più che conoscenza, profondo rigore e cautela estrema.

Questo sapere faceva parte anche di una tradizione di conoscenza fuori dalla cerchia del mondo ebraico. Di certo la tradizione era conosciuta e profondamente praticata nell’antico Egitto, e in seguito anche nell’antica Grecia da classi di ordini iniziatici che studiavano e praticavano le applicazioni di questo sapere. Un sapere che nel tempo si è tradotto in conoscenze sempre più scientifiche e dove la tradizione insegnava formule che riassumevano nelle forme geometriche, concetti di suono e vibrazione del suono. Non è un caso che quando entriamo oggi in una cattedrale gotica, troviamo più consono l’ascolto di un suono d’organo rispetto al rullo dei tamburi. Questo perché anche se non lo abbiamo studiato, già “sentiamo” che la geometria della forma è musica solidificata (Pitagora).

Oggi gli studi sull’effetto del suono sulla materia sono una pratica che – senza saperlo – pratica ogni essere umano che ama la musica. Scegliamo e prediligiamo musiche che corrispondono allo stato d’animo del nostro sentire quotidiano. Col passare delle età della vita scopriamo nuove musiche ed impariamo a trovare ambienti ed arredare il luogo in cui viviamo secondo lo stato vibrazionale che più “sentiamo vicino”. Il sentire, più che il conoscere diviene dominante.

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