La forza del silenzio degli Yazidi

Quando avviene qualcosa nel Kurdistan riemerge dall’oblio della storia l’antico popolo degli Yazidi.
Oggi si ritorna a conoscerlo più per i drammatici avvenimenti in Siria ed Iraq.

Nonostante la grande mancanza di aiuti internazionali verso questo popolo, la sua realtà si tempra con una forza che va oltre la misura convenzionale alla quale i popoli di ogni nazione sono abituati.

Pare anzi che questa grande avversità degli eventi, nonostante gli orrori che vivono la sua gente e le sue donne, pare che li renda ancora più forti confermando che gli Yazidi rimangono uno dei pochi nuclei umani ancora esistenti in occidente capaci di conservare un sentire umano tra i più antichi e misteriosi.

La forza del silenzio degli Yazidi

Il 15 di Aprile 2015 scorso hanno celebrato una festa molto importante. Non conosciamo in occidente una festa più antica. Hanno celebrato il loro nuovo anno. L’anno 6764.

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Una tradizione antichissima è riuscita a perpetrarsi nei millenni. Come è stato possibile?

C’è una qualità unica che contraddistingue il valore di questa gente: la coscienza del silenzio. Come ogni anno migliaia di Yazidi,  proprio la sera prima della Festa, nel giorno di martedi,  passano il confine turco-iraqeno per raggiungere il loro luogo più sacro, Lalish, a soli 60 chilometri dalla città di Mosul, oggi in mano all’IS. Anche quest’anno sono giunti con lo scopo di celebrare solo il nuovo anno.

Questo è il giorno in cui tra le comunità Yazidi si commemora l’inizio della vita su questo mondo. E’ qui che nasce la tradizione della colorazione delle uova, un’attività che rappresenta l’arcobaleno di colori di Tawsi Melek, l’angelo creatore demiurgo che  raccoglie nella sua forma di Angelo Pavone la bellezza dela sua ruota e dei suoi colori la celebrazione benedetta della nuova vita.

Le uova vengono colorate principalmente in quattro colori: rosso, blu, verde e giallo. La tradizione vuole che le donne Yazidi pongano fiori rossi e piatti di uova colorate sopra le porte delle loro abitazioni, in modo che quando passa Tawsi Melek riconosca il suo popolo dagli addobbi. Quest’anno la presenza dell’ISIL – lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante – nell’area di Mosul non ha facilitato questa celebrazione. Ma gli Yazidi sono arrivati comunque.

E cosa consente ad una tradizione così antica di sopravvivere?

La forza del silenzio degli Yazidi

Non siamo certi se sia stato questo popolo a dare il via al rito delle uova (quelle di Pasqua), tuttavia quasi tutta la sua tradizione non ha avuto bisogno di essere scritta, perchè il popolo non intendeva “dimostrare” nulla agli altri, ma solo perpretare un “sentire”  comune nel senso più autentico.  Così da 6764 anni, pare che il popolo Yazida si ritrova per commemorare l’Angelo Tawsi Melek quando giunse sulla terra allo scopo di mettere ordine sul pianeta e per distribuire i colori della vita impressi nella sua coda di pavone, in tutto il mondo.

La sua funzione “ordinatrice” è stato lo spunto di inscenare un infinito numero di speculazioni filosofiche, che hanno dato il via a  dottrine e movimenti divenuti oggetto di conflitti e spesso genocidi, non solo in quell’area del mondo, e non solo.

Forse è per questo motivo che la cultura Yazida persevera nel suo sapiente silenzio in merito alla propria tradizione. E forse è per questo che continua a esprimere una grande forza nella trasmissione orale rispetto a quella scritta. Una scelta che consente a questo piccolo popolo di sopravvivere e superare tantissimi momenti difficili della storia. Gli Yazidi sono stati spesso un comodo bersaglio per molte culture, tuttavia la loro tradizione ha saputo conservarsi più a lungo di tutte le altre nonostante la pochissima documentazione scritta.

Nessuno li rappresenta: Onu, stati, governi … nessuno li aiuta veramente, eppure soppravvivono più di ogni altro popolo.

E’ il contagio del loro agire, più che delle idee il loro vero insegnamento.

E’ La forza del silenzio degli Yazidi.

Foto: 2 donne yazidi durante la benedizione del nuovo anno a Lalish il 15 Aprile 2015

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