Cherubim Avvicinarsi alla Kabbalah

Avvicinarsi alla Kabbalah

Dopo che Adamo ed Eva mangiarono dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Malel’Albero della Dualità – furono esiliati dal Giardino dell’Eden, paradigma dell’Unità. In seguito a questo episodio, nella Torah è scritto che il Creatore “pose due Cherubim a est del Giardino dell’Eden, ciascuno con una spada di fuoco roteante, a guardia della strada verso l’Albero della Vita (Bereshit, 3:22-24).

La funzione dei Cherubini è di custodire il sentiero che conduce all’Albero della Vita. Essi sono alle porte del Gan Eden (il “giardino”) per intimidirci, spaventarci e distoglierci da questo “viaggio”. Eppure la parola Cherubim ha la stessa radice di Kiruv, “avvicinarsi”.  Due Cherubini con le loro spade fiammeggianti ci attendono: per respingerci ed avvicinarci verso la “porta di accesso” allo “spazio sacro” di una dimensione olistica della vita.

Il segno del giudizio: tentazione o astensione?

Non è difficile. Nonostante l’enorme mole di informazioni che può confondere, la Kabbalah non è difficile.
Forse è proprio per quei “Cherubim” a guardia del segreto “Giardino dell’Eden” che la parola “Kabbalah” può  intimorire, insospettire, spingere al pregiudizio.

E’ naturale che simili “resistenze” sorgono quando “smuoviamo” l’anima. Esse sono il migliore “segno” che confermano il valore della Kabbalah. Il suo suono genera nel sentire umano qualcosa di meraviglioso:  la coscienza illuminante: una scintilla. Un’attimo che subito ci pone di fronte a una scelta: chiuderci in un pensiero o aprirci ad un sentire? Ecco il segno del giudizio.

Rimanere in uno schema di osservazione della realtà dove nulla cambia o compiere un passo nei mondi della Kabbalah? Questo bivio è il segno. Prendere la strada che conosciamo o iniziare quella che non conosciamo.

Avvicinarsi alla Kabbalah: uscire dallo schema mentale

Avvicinarsi alla Kabbalah è facile. Si basa solo di “accettarla”. Ma siamo pronti ad accettarla?

Per esempio: quando doniamo un regalo senza un motivo, chi lo riceve può gioire oppure può sospettare che vogliamo ottenere qualcosa.  “Accettare” un dono che non rientra nella scala del “do ut des” è qualcosa speso di incredibile. Fare Kabbalah non dipende dal “do ut des”. Questo aspetto disorienta. Insospettisce e,…. mette in crisi lo stesso desiderio di avvicinarci alla Kabbalah.

Avvicinarsi al “Gan Eden” è avvicinarsi al “ricevere” ovvero al fare “Kabbalah”. Più ti avvicini, più vieni messo alla prova nel “ricevere”.

Perchè se Kabbalah significa “ricevere”, siamo veramente disposti ad avvicinarci per ricevere?

Ai Cherubim la risposta.

Avvicinarsi alla Kabbalah: riconoscere il “segno”, astenersi dal giudizio

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