Deveikut-kabbalah

Deivekut – il primo segreto: quando l’accettazione è incondizionata

La tradizione ebraica ricorda quanto sia importante la Deveikut (דבקות) .

Deveikut significa “aggrapparsi a D_o”. Il significato non va inteso come “atto di fede”. Per la Kabbalah Deveikut è il primo segreto, prerogativa di accesso alla Kabbalah. Consiste in una modalità di “accettazione incondizionata” (di quel che “riceviamo”).

E’ un “porsi” in una modalità, nella quale domina l’astensione dal giudizio. Quando infatti “accettiamo” la Kabbalah, vale la stessa modalità di porsi un pò come quando  “accettiamo” un dono, un’eredità, una casa, un debito, o qualsiasi altra cosa: o lo si rifiuta o va accettato senza giudizio.

Per questo motivo l'”aggrapparsi a D_o” va inteso come una libera sceltadi astensione dal giudizio, che viene “delegato” interamente – senza condizione alcuna – all’ineffabile nome che potrebbe rappresentare proprio tutto ciò che non sappiamo.

L’inclinazione alla Deveikut

Qualunque percorso di Kabbalah* si fonda proprio su l’inclinazione dello studente per la Deveikut.
Nel Chassidismo la Deveikut viene persino personificata nella figura dello Tzadik. Non è una prerogativa solo di questa tradizione: si tratta di una condizione funzionale a trasmettere un sapere “pratico”. Questo “sapere” non basta capirlo. E’ come il “sapere” dell’artigiano che apprende il suo mestiere con l’attività fisica del “fare” e non tanto attraverso i libri. Lo stesso vale con la kabbalah (e tutti i suoi saperi esoterici).

Pertanto accogliere uno studente che non ha inclinazione alla Deivekut è uno sforzo vano. Sarà incline al pensare, al non fare, al giudicare. In sintesi pregiudicherà il suo stesso lavoro.

La Deveikut “rende trasparente l’ego”, libera la forza del sentire profondo, scioglie paure, insegna ad abbandonare il mondo delle opinioni e dei punti di vista. Deveikut è di per sè già predisposizione al “ricevere”, al predisporci nella condizione della Kabbalah.

E qui sorge la domanda:

Cosa vogliamo?

Si è veramente disponibili a metterci nella condizione di “ricevere”?
oppure …abbiamo altre priorità?

Possiamo abbinare la kabbalah a persone che non ci piacciono, a modi che non ci corrispondono, alla superstizione, alle dietrologie, alla magia, alle cose che più temiamo. Stigmatizzare …. è la scelta individuale più semplice. E’ la scelta del chiudere, ovvero non uscire dallo schema a cui siamo abituati. Alexander Loewen (wiki) la chiamava nel suo libro  “La paura di vivere”, ovvero la paura di vivere qualcosa di rinnovante dentro sè stessi.

Liberarsi dagli schemi è quasi sempre una scelta individuale.
Ci vuole forza, desiderio profondo, amore, Deveikut. Un insieme di condizioni, … senza condizioni.

Shalom!

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