La Via della Rosa

by Kabbalah Pratica
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…esiste la “via della rosa”?

…è probabile. Chi l’ha colta non lo nega. La chiave di questo sentiero è celata in tantissimi racconti simbolici.
Per questo il Libro de la Via della Rosa traccia una linea a ritroso nell’Alephbeit, verso l’origine del sentire umano.

Da dove scaturisce la bellezza della rosa?

E’ come chiedersi: da dove scaturisce il desiderio di vivere la vita?

Nel libro  La Via della Rosa si ritrova un cammino antico. Attraverso i suoni consonantici e quelle misteriose ghematrie che hanno disegnato le parole e le cose che circondano la vita dell’uomo, prendono vita parole in un linguaggio visionario fatto solo di corrispondenze ritrovate nella tradizione più esoterica della Kabbalah.

Da lettera in lettera emergono parole “ponte” tra i 7 mondi* per condurci verso l’essenza del sentire umano.

Ecco qui quel sentire elevato, che tanto desideriamo cogliere: la rosa. Un fiore sorretto da quella pungente verità che insegna l’abbandono degli schemi e di quelle paure in cui abbiamo incasellato la vita.

Così, da quel primo schema in cui ci l’uomo si privò del Pardes, si raccoglie il sapere, cercando di tessere il grande disegno della vita.  E quando usiamo la conoscenza per nascondere l’origine della realtà delle cose, quel sapere diviene il suo labirinto.
Solo il linguaggio della Rosa è capace di trovare la via per uscire.

>>Prof. Davide Monda: commento su “La Via della Rosa”.

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Il simbolo della rosa

E’ un fiore. Un fiore che raccoglie in sè la bellezza della vita il cui disegno da sempre affascina e attrae, come un labirinto pieno di incognite. Ogni sua parte è contraddistinta da un significato, da un colore, da un numero di petali, da una forma precisa di apertura, da un determinato numero di foglie, di spine, e un gambo la cui forma non è mai la stessa…in realtà la rosa è qualcosa di molto più di un simbolo.

Dat Rosa Mel Apibus / la rosa da il miele alle api

In essa si cela un insegnamento, una forza capace di ispirare creatività umana, le sue arti e l’amore stesso. E’ la chiave di un insegnamento antico che si rinnova, il cammino segreto verso l’essenza delle espressioni umane più elevate, le più belle che la civiltà occidentale ha saputo trasmettere nella storia.

Influenza il mondo dei Sufi, Omar Khayyam, Shams, Rumi, e quello dell’intera tradizione cavalleresca medioevale, quella dei Minnesanger, quello delle gilde di mestiere, come i mastri comacini, dell’alchimia e delle arti che, attraverso la poesia, ne celebrano la bellezza in ogni epoca e civiltà.

La rosa è il simbolo che più ci accomuna: la sua bellezza è splendente, fulgida, turgida, evoca sensi carnali al tatto e più sottili all’olfatto. Fuoco percettivo del nostro sentire è il più amabile e delicato.

la via della rosa - robert fludd e la percezione del sentire del fuoco nello specchio della natura

 

Archetipo dell’anima, è il suo centro metafisico. E’ quel luogo del non dove in cui sole e luna celebrano il loro momento nuziale di Christian Rosencreutz, il senso del lavoro delle api che indica Robert Fludd e la via segreta che si rivela nella sua forma si rivela nel primum mobile della  visione più sublime della Commedia di Dante (Paradiso, XXVII, 106-117).

 

La Rosa ci conduce all’essenza, al centro del labirinto, il cuore pulsante della vita che non possiamo possedere, perchè ci è solo data in prestito.

Dietro le sue ghematrie, la rosa – vav-resh-vav-dalet: ורוד – valore numerico 216, insegna, è forza, timore, visione e profondità. Nasce completa, è già “strada” capace di convogliare lo spirito annidato tra i sensi animati, verso il divino.

 

* : I 7 mondi, minerale, vegetale, animale, umano, angelico, degli dei e del divino.

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La Via della Rosa è un lavoro-percorso di Kabbalah pratica.
Il Libro è stato pubblicato nell’anno di vera luce 5777 e può esser ordinato a:

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Emanuela Anzelini 8 Novembre 2019 - 10:23

È passato un anno da quando ho trovato questa frase di RumiLa rosa è un giardino segreto dove gli alberi si nascondono, Cento rose sono uguali, Essa è Unica!” Questa frase mi è piaciuta così tanto che l’ho inserita nella tesi di Diploma di Primo Livello del Corso di Formazione in Counseling Centrato sulla Persona che stavo preparando. È accaduto così che proprio mentre scrivevo e riflettevo sul valore della Luce in relazione al sé, all’altro da sé e con l’Assoluto mi sono imbattuta nella pubblicità di un libro che ha catturato subito la mia curiosità e attenzione: “La via della rosa”.
Stavo scrivendo una tesi che parlava del mio viaggio interiore dal quale scoprivo istante dopo istante che da ogni mia singola azione e da ogni respiro trapelava la Grazia delle lettere ebraiche da me così profondamente amate.
Ho letto il libro di Marco Cestari cercando a fatica di rispettare la lettura programmata di 88 giorni su richiesta dello stesso autore. Non ci sono riuscita, a circa metà percorso infatti mi sono lasciata prendere dalla voracità del voler sapere tutto subito mettendo nel cassetto la tanto importante Pazienza.
In questo anno comunque più volte sono stata chiamata dal libro e dalle sue lettere. Più volte l’ho percepito vivo, in me.
È stato un anno nel quale ho percepito sempre più forti e distinti i profumi, gli odori, i suoni e le forme di antichi saperi. Un passaggio dal sapere al conoscere per poter essere!
Alcuni giorni fa ho ricevuto tre foto, le allego. Sono speciali, arrivano da Gerusalemme. Guardandole ho avuto un tonfo al cuore e come per miracolo in un lampo ho scritto questa recensione richiestami ormai un anno fa.
La Rosa gialla con i suoi petali che si schiudono così armonicamente mi ricorda la danza Sufi provata mesi fa. Girando mi sono sentita come questa rosa gialla, petalo dopo petalo, giro dopo giro, riuscivo a guardare alla Luce di Dio, e così guardare alle mie ferite con la giusta compassione, senza giudizio sentendo in ciò la bellezza profonda del metterci la giusta passione come nella rosa rossa della foto che allego.
Provo profonda Gratitudine verso tutti coloro che Dio ha posto sul mio fin qui cammino, profonda Simchàh-Gioia nel guardare e vivere la Vita-Chaim in un rapporto che ora non è più, per dirla con un verbo ebraico, Lagheshet cioè io persona inferiore che mi avvicino ad un’altra superiore, ora finalmente posso continuamente scegliere di avvicinarmi come mi suggerisce il verbo Lehitkarev e cioè in un rapporto di parità con me stessa, con gli altri e con l’Assoluto!
L‘ Chaim!! Alla Vita!!!
Grazie
Emanuela Anzelini

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