Malchut e la Sapienza di un respiro

Malchut e la sapienza di un respiro

 

In questa epoca il Covid19, alias Coronavirus, sta monopolizzando l’interesse mondiale.
E’ tema dominante in ogni tipo di comunicazione. E durerà  fino a quando potrà contare sulle energie che muovono i pensieri degli esseri umani in questo momento. Poi, in base alle scelte che faremo, ….

Prima di farci dei pensieri sul futuro, proviamo a capire cosa possiamo apprendere di nuovo. Dietro questa vicenda esiste un insegnamento importante e concreto:  è un insegnamento di Malchut.

Malchut?

Sull’Albero della Vita, Malchut (il “regno” della realtà fisica su questa terra), si colloca esattamente al lato opposto di Keter (la “corona”, punto mistico apicale estremo della vita). Tra questi due mondi si snodano i sentieri della vita e della conoscenza, consentendo ad ogni essere umano di vivere un proprio sentire reale.

Nel dare forma alla nostra vita tuttavia, può accadere – come nel caso del Covid19 – di essere improvvisamente catapultati in una realtà concreta inaspettata. Avviene tutto nel lasso di un respiro.

Cosa c’è dietro la sapienza di un respiro?
Il tempo della riflessione.

Oggi possiamo prendiamoci il nostro tempo. Ogni lasso di respiro ci consente di cogliere un grande insegnamento da Malchut.

L’insegnamento di Malchut oggi

Malchut insegna che ogni pianta va nutrita con “l’acqua”. E l’acqua con cui noi oggi nutriamo la nostra vita la produciamo nel mondo di Yetzirah, il mondo delle emozioni. Sono le emozioni che produciamo oggi, l’acqua che sta formando la nostra vita futura.

Oggi l’attenzione di molti esseri umani è concentrata a scoprire quel che sta accadendo. Stiamo abbeverando la nostra “pianta della conoscenza” e, a breve,  prenderanno “forma” delle idee determinanti,  ovvero una conoscenza  della realtà generale che esaudirà la sete di conoscenza. Da quel momento l’energia “Yetziratica” tornerà a nutrire l’Albero della Vita di ogni essere umano.

Ora, in questa dimensione surreale di “blocco fisico” possiamo vivere sensazioni di disagio. Si tratta di prendere coscienza che non possiamo più pensare la vita allo stesso modo. Siamo in un evidente momento (v. tzim tzum) in cui constatiamo che esiste un’altro modo di vivere la realtà, un modo più equilibrato, più centrato, più consapevole. Non è più la medesima intelligenza di prima a governare la nostra vita, bensì un’altra intelligenza, che esiste dentro di noi da sempre.

L’intelligenza “risvegliata”

Questo tipo di intelligenza “probatoria” è uno stato di coscienza. Essa si manifesta raramente a livello sociale, ma oggi si sta nuovamente risvegliando in tutti. Essa ci consente di ritrovare l‘asse centrale di noi stessi. E’ messa alla prova da due forze che alimentano e spesso possiedono la nostra vita: sono da un lato una forza irrazionale (la paura) e dall’altro una razionale (la cautela) entrambe focalizzate sullo stesso punto, ovvero qualla parte di realtà invisibile che non possiamo controllare, nè prevedere.

Questa intelligenza che “mette alla prova” , nella kabbalah è chiamata שכל נסיוני (Sekhel Nisyoni), “intelligenza probatoria“. E’ una dimensione di vita “sperimentale” che non dura molto, ma che al contempo non è facile “reggere”. Molti preferiscono limitarsi dentro il mondo dei pensieri, delle interpretazioni, degli obiettivi da cogliere, delle congetture: del resto “lo stare alla prova” è qualcosa che non accettiamo facilmente. Tuttavia oggi siamo tutti messi “alla prova”. E il nostro obbligo nel “stare fermi” ci sta offrendo l’occasione di comprendere e risvegliare in noi la Sekhel Nisyoni.

La sapienza di un respiro

Sekhel Nisyoni שכל נסיוני è l’Intelligenza di uno dei 32 sentieri della sapienza.
Paradossalmente oggi è divenuta un “dovere” che consente di imparare a “non pensare in modo speculativo“. Oggi Sekhel Nisyoni ci offre la possibilità superare quelle “resistenze” (reshimot) che abbiamo nutrito finora per possedere, ambire e usare il mondo senza ricordare che nulla ci appartiene.

Come nutrirei nostri desideri, quando non possiamo realizzarli?

Sekhel Nisyoni ci insegna la resilienza. Insegna a riconoscere quella Reshimò (resistenza) che impedisce di accettare, contemplare il mondo e di limitare la nostra volontà d’azione.

Insegna a riconoscere i nostri limiti di fronte alla natura delle cose.
Insegna a comprendere ciò che ci unisce.
Insegna a non viziare i nostri desideri in modo incurante verso la vita.
Insegna a metterci alla prova in modo uguale. Tutti.
Insegna che siamo uno come altri 7 e passa miliardi di “uno”.

E se a livello emozionale (nel mondo di Yetzirah), sappiamo riconoscere questo “limite” in noi stessi, sarà solo il nostro modo di agire e di usare le energie (del mondo di Assiah) che ci dirà domani se Malchut corrisponderà ai nostri desideri.
La dimensione reale che ci aspetta dipende da quanto sapremo dosare e usare la nostra saggezza.  Tutto dipenderà da come ricorderemo che “noi siamo uno” e che ognuno ha bisogno degli altri e dell’unico mondo che ci ospita.

Questo è l’insegnamento di Malchut.
Il mondo è uno e rispecchia quel che siamo.
Noi siamo uno.
Non perdiamo l’occasione.

 

 

 

 

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  3 comments

  1. Kabbalah Pratica Kabbalah Pratica   •     Author

    POSTILLA

    Dal punto di vista cabalistico la dimensione che si è instaurata è Malchut.
    Vuol dire che siamo giunti di fronte a una realtà che nessuno più può confutare: la puoi chiamare Masiach, cambiamento, dimensione della trasformazione, etc…

    Se prima si affrontava la dimensione “invisibile” del sottile con l’inclinazione di “assaporare” la propria realtà interiore e proteggerla da una realtà esterna incurante, oggi avviene il contrario, ovvero che la realtà esterna sta assaporando la sua precarietà e tenta di proteggere sé stessa da qualcosa di sconosciuto ed invisibile.

    Oggi è tempo di silenzio e riflessione. Di protezione e raccoglimento. Il tempo di riflettere su come concretamente contribuire al miglioramento del nostro mondo, agendo nel nostro quotidiano. Volontà in azione. Questa è la nostra connessione e partecipazione a Malchut.

  2. Ariel   •  

    Come pioggia benedetta il silenzio scese sulla terra; si appoggiò sulle cime delle montagne, sui tetti delle case, sulle chiome degli alberi.
    Entrò nelle case e nei cuori della gente, avvolse le loro anime irrequiete.
    Il silenzio cancellò le parole inutili, mise a tacere le grida con le quali avevano soggiogato il mondo, li spogliò delle loro corazze, li trovò nudi e impreparati davanti alle loro paure e chiese di essere ascoltato.
    Sentirono allora i fiori sbocciare nei giardini, gli uccelli preparare il nido, il sangue scorrere nelle loro vene, l’aria gonfiare i loro polmoni, il sole curare le loro ferite.
    La bocca costruì allora parole nuove da sussurrare al mondo, le mani tesserono vestiti impalpabili con cui coprirsi, i piedi indossarono scarpe leggere con cui camminare.
    Il silenzio si sentì accolto e decise di rimanere.
    Trovò spazio al centro del petto e lì si acquietò.

  3. יוס   •  

    ….. e dal centro del petto si fece…..respiro…..silenzioso…..ampio…..consapevole.
    Pregno di possibili promesse…..

    Mi è venuto spontaneo e mi sono presa la libertà di proseguire la delicatissima Poesia di אריאל in seguito all’ultimo nostro incontro Mayngal (3 aprile 2020), il primo ‘online’, che dopo l’inziale incertezza dovuta alla novità, si sviluppò, sotto la guida sostanziosa di Marco, in un’esperienza per me illuminante.
    Grazie.

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